Il sindaco decisionista parla dagli argini, vira sul barcarolo mode, disquisisce, completamente fuori tempo massimo, di fognature, sistemi di scarico, attese, piene, barconi alla deriva, competenze degli altri, colpe ataviche, reti fognarie che dipendono non si sa da chi.
Con molto ritardo, esonera i cittadini che non possono andare al lavoro dal farlo; provare a farlo, telefonare agli uffici del personale comunicando "calamità naturale" e vedere che ti rispondono.
Cronisti con cerata e competenze raffazzonate alla bell’e meglio urlano sotto la pioggia chiamando il ponte su cui stazionano Ponte Mollo (termine mai cagato nella storia) invece che Ponte Milvio, ovvero quello con i lucchetti appesi.
Un vecchio in fila al centro Tim, racconta alluvioni passate, dice che lui c’era ma cita Garibaldi, profetizza sciagure e tragedie derivanti dalla costruzione del nuovo parcheggio, che hanno scavato sula sabbia, Roma sta tutta sulla sabbia, appena arrivano dù gocce qui casca tutto, lei dove abita? Proprio lì rimane? Uh mamma, quello è il punto più pericoloso, stia attenta…
Parenti lontani e conoscenze telematiche chiedono come va, che succede, e tu dal quarto piano di casa tua tranquillizzi, dici che ha smesso, e che a Roma c’è il papa, si sistema tutto.
Al momento, sembra più probabile che, come è come non è, quale che sia la spiegazione scientifica, pure se non tracima il Fiume Zozzo sgorgano fuori dalle fogne liquami e sorci, o zoccole come si dice (questo sì) da queste parti, e a questo punto non si sa che è peggio.
Oggi c’era lo sciopero generale, e minacciava l’alluvione.
Come per il corteo nazionale contro la riforma Gelmini.
Dio c’è. La manda. E non è per niente di sinistra.